Promotrice sociale del Patronato Acli locale si racconta in un libro
Gina Bazzucchi, classe 1945 ha deciso di scrivere e di stampare un libricino che racconta la sua vita. Negli ultimi anni, i social media hanno trasformato il modo in cui viviamo e ci relazioniamo con il mondo. Ossia l’abitudine di condividere ogni dettaglio della propria vita, è una delle espressioni più emblematiche di questa trasformazione. Ma non è certo il caso di Gina, moglie, madre e soprattutto nonna di ben cinque nipoti femmine. Per Gina scrivere è stato un viaggio a ritroso nel tempo, per condividere le proprie conoscenze ed esperienze. È una promotrice sociale del Patronato Acli di Gualdo Tadino e nel lontano 2011 fu l’artefice della riapertura di uno sportello nella città gualdese che nel corso degli anni è diventato un importantissimo punto di riferimento per il territorio e per le zone limitrofe.
Come è nato il suo impegno nelle Acli e nel sociale in generale? “Diventare promotrice sociale del Patronato Acli è stata un’opportunità che mi ha permesso di contribuire al benessere comunitario e di sostenere la solidarietà e la coesione sociale. Questo lavoro è fondamentale per creare legami solidaristici e relazioni di fiducia all’interno delle comunità. Del resto la mia vita è stata sempre improntata all’ascolto e all’aiuto concreto di chi era in difficoltà: da giovanissima era mia intenzione diventare suora e, poi, aver incontrato le persone giuste al momento giusto ha fatto sì che la mia vita prendesse una piega diversa, pur mantenendo fede alla mia vocazione altruista”.
La fede è stata ed è una roccia a cui si appiglia? “Sì. La fede è, in definitiva, un atto di fiducia in Dio, che si rivela a noi attraverso le Scritture e la Tradizione. L’obiettivo è comprendere meglio chi è Dio e cosa ha fatto per noi, affinché la nostra fede non si limiti a una conoscenza intellettuale, ma diventi un vero incontro personale con il Dio vivente. È stato di vitale importanza conoscere ed imparare a fidarmi di Dio. Ho avuto la fortuna di incontrare Raffaele, quello che poi è diventato mio marito, uomo mite, buono ed uomo di fede con il quale affrontiamo ogni giorno le sfide che la vita ci pone. Senza la sua presenza, probabilmente sarei stata una donna diversa…”.
Gina, scrivere è (anche) un atto di generosità? “Oggi vedo la scrittura come un modo per condividere valore, trasmettere competenze, ispirare gli altri. Ma anche come uno spazio di libertà in cui ho potuto raccontare liberamente me stessa. Scrivere un libro non è facile… Richiede tempo, pazienza, e spesso un confronto con le proprie fragilità. Ma se hai qualcosa da dire — anche solo a te stesso — allora sì, ne vale la pena”.
Marta Ginettelli


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